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        <title>Spin-Off: il podcast di InOltre</title>
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        <description>Esploriamo prima di giudicare, analizziamo anziché schierarci. Cerchiamo le connessioni oltre la superficie. Niente notizie da vetrina.
Spin-off è antitribale: non difende bandiere, non cerca consenso, non semplifica per piacere. Per orientarsi in un mondo complesso, per chi vuole vedere come le storie si trasformano, si intrecciano e spesso finiscono molto lontano da dove erano iniziate.
Spin-off, ciò che parte e non si sa dove arriva.</description>
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                <title>Spin-Off: il podcast di InOltre</title>
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                <itunes:subtitle>Esploriamo prima di giudicare, analizziamo anziché schierarci. Cerchiamo le connessioni oltre la superficie. Niente notizie da vetrina.
Spin-off è antitribale: non difende bandiere, non cerca consenso, non semplifica per piacere. Per orientarsi in un mondo complesso, per chi vuole vedere come le storie si trasformano, si intrecciano e spesso finiscono molto lontano da dove erano iniziate.
Spin-off, ciò che parte e non si sa dove arriva.</itunes:subtitle>
        <itunes:author>Inoltre</itunes:author>
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Spin-off è antitribale: non difende bandiere, non cerca consenso, non semplifica per piacere. Per orientarsi in un mondo complesso, per chi vuole vedere come le storie si trasformano, si intrecciano e spesso finiscono molto lontano da dove erano iniziate.
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 29 - È ancora possibile riconoscersi nei valori dell’avversario?]]>
                </title>
                <pubDate>Sun, 01 Nov 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
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                                            <![CDATA[<p>L’orazione funebre di Barack Obama ai funerali di John McCain è stata il simbolo di una cultura politica in cui avversari anche profondamente distanti potevano riconoscersi in valori condivisi e nel primato del bene comune. Oggi quel rispetto sembra essersi smarrito, negli Stati Uniti come in Europa. È una trasformazione del confronto politico o un segnale più profondo di crisi delle democrazie liberali? Ne parliamo con Enrico Marani. A cura di Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi.</p>]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 28 - I proprietari delle piattaforme sono i nuovi editori?]]>
                </title>
                <pubDate>Wed, 28 Oct 2026 18:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>I social network non si limitano a ospitare contenuti: attraverso gli algoritmi decidono quali messaggi acquistano visibilità e raggiungono milioni di persone. Una scelta che non riguarda soltanto l’informazione, ma influenza gli orientamenti politici e le forme della mobilitazione. Chi controlla gli algoritmi esercita così un potere politico. Con Franz Russo, esperto di comunicazione digitale, discutiamo di come funziona questo potere e della necessità di ripensare il nostro rapporto con le piattaforme, partendo anche dalle violenze esplose il 17 ottobre a Milano e Parigi e dal ruolo che i social hanno nella diffusione degli appelli e nell’escalation delle mobilitazioni.  A cura di Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi.</p>]]>
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                    <![CDATA[I social network non si limitano a ospitare contenuti: attraverso gli algoritmi decidono quali messaggi acquistano visibilità e raggiungono milioni di persone. Una scelta che non riguarda soltanto l’informazione, ma influenza gli orientamenti politici e le forme della mobilitazione. Chi controlla gli algoritmi esercita così un potere politico. Con Franz Russo, esperto di comunicazione digitale, discutiamo di come funziona questo potere e della necessità di ripensare il nostro rapporto con le piattaforme, partendo anche dalle violenze esplose il 17 ottobre a Milano e Parigi e dal ruolo che i social hanno nella diffusione degli appelli e nell’escalation delle mobilitazioni.  A cura di Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi.]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 27 - Israele al voto: Netanyahu può davvero perdere il potere?]]>
                </title>
                <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
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                                            <![CDATA[<p>Il 27 ottobre Israele vota per rinnovare la Knesset, in un’elezione che mette alla prova il futuro politico di Benjamin Netanyahu. Gadi Eisenkot guida il fronte anti-Netanyahu nei sondaggi, ma nessuno dei due schieramenti sembra avere i numeri per governare da solo. Tra partiti arabi, alleati ultraortodossi e rivalità interne, il rischio è un nuovo stallo politico. A cura di Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi.</p>]]>
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                    <![CDATA[Ep. 26 - Chi decide la guerra: Musk o la Casa Bianca?]]>
                </title>
                <pubDate>Wed, 21 Oct 2026 18:54:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Elon Musk avrebbe convinto Donald Trump a limitare le comunicazioni satellitari militari utilizzate dall’Ucraina: è quanto rivela <i>The Telegraph</i>. Se un imprenditore privato può influenzare decisioni che incidono sulla difesa di un Paese in guerra, dove finisce il potere economico e dove comincia quello politico? E quali rischi comporta la dipendenza degli Stati da tecnologie strategiche controllate da aziende private?</p>
<p>Con Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi.</p>]]>
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                <itunes:subtitle>
                    <![CDATA[Elon Musk avrebbe convinto Donald Trump a limitare le comunicazioni satellitari militari utilizzate dall’Ucraina: è quanto rivela The Telegraph. Se un imprenditore privato può influenzare decisioni che incidono sulla difesa di un Paese in guerra, dove finisce il potere economico e dove comincia quello politico? E quali rischi comporta la dipendenza degli Stati da tecnologie strategiche controllate da aziende private?
Con Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 26 - Chi decide la guerra: Musk o la Casa Bianca?]]>
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<p>Con Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi.</p>]]>
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                    <![CDATA[Elon Musk avrebbe convinto Donald Trump a limitare le comunicazioni satellitari militari utilizzate dall’Ucraina: è quanto rivela The Telegraph. Se un imprenditore privato può influenzare decisioni che incidono sulla difesa di un Paese in guerra, dove finisce il potere economico e dove comincia quello politico? E quali rischi comporta la dipendenza degli Stati da tecnologie strategiche controllate da aziende private?
Con Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi.]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 25 - L’ANPI al 16 ottobre: custodire la memoria o rivendicarne la proprietà?]]>
                </title>
                <pubDate>Sun, 18 Oct 2026 17:16:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>A Roma, nel giorno dell’anniversario del rastrellamento del Ghetto del 16 ottobre 1943, le tensioni attorno alle commemorazioni riaprono un’altra questione: quando la protesta contro Israele si trasforma in ostilità verso gli ebrei? Dove passa il confine tra critica politica, antisemitismo e strumentalizzazione della memoria?</p>
<p>Con Alessandra Libutti, Raffaele Magaldi e Filippo Piperno</p>]]>
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                    <![CDATA[A Roma, nel giorno dell’anniversario del rastrellamento del Ghetto del 16 ottobre 1943, le tensioni attorno alle commemorazioni riaprono un’altra questione: quando la protesta contro Israele si trasforma in ostilità verso gli ebrei? Dove passa il confine tra critica politica, antisemitismo e strumentalizzazione della memoria?
Con Alessandra Libutti, Raffaele Magaldi e Filippo Piperno]]>
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                    <![CDATA[Ep. 25 - L’ANPI al 16 ottobre: custodire la memoria o rivendicarne la proprietà?]]>
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Con Alessandra Libutti, Raffaele Magaldi e Filippo Piperno]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                    <item>
                <title>
                    <![CDATA[Ep. 24 - Che cosa succede a una società quando le esecuzioni diventano uno spettacolo in streaming?]]>
                </title>
                <pubDate>Mon, 12 Oct 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Il supplizio pubblico ritorna in una veste digitale: dalla piazza allo schermo, la morte violenta diventa uno spettacolo da consumare in solitudine. L’annuncio di Pete Hegseth sulla trasmissione in streaming della fucilazione di Nidal Hasan, responsabile dell’uccisione di 13 militari nella base di Fort Hood, riporta al centro una questione cruciale: che cosa accade alla coscienza individuale quando la violenza viene esibita come intrattenimento?</p>
<p>Non è soltanto una questione di voyeurismo digitale. È il rischio che la spettacolarizzazione della punizione renda familiari e accettabili pratiche incompatibili con i principi della democrazia liberale, normalizzando lo stato di eccezione e ridefinendo il rapporto tra potere, giustizia e diritti.</p>
<p>Alessandra Libutti, Raffaele Magaldi ed Enrico Marani ne parlano in una conversazione sul ritorno del supplizio pubblico e sui confini che una società democratica non può permettersi di smettere di riconoscere.</p>]]>
                                    </description>
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                    <![CDATA[Il supplizio pubblico ritorna in una veste digitale: dalla piazza allo schermo, la morte violenta diventa uno spettacolo da consumare in solitudine. L’annuncio di Pete Hegseth sulla trasmissione in streaming della fucilazione di Nidal Hasan, responsabile dell’uccisione di 13 militari nella base di Fort Hood, riporta al centro una questione cruciale: che cosa accade alla coscienza individuale quando la violenza viene esibita come intrattenimento?
Non è soltanto una questione di voyeurismo digitale. È il rischio che la spettacolarizzazione della punizione renda familiari e accettabili pratiche incompatibili con i principi della democrazia liberale, normalizzando lo stato di eccezione e ridefinendo il rapporto tra potere, giustizia e diritti.
Alessandra Libutti, Raffaele Magaldi ed Enrico Marani ne parlano in una conversazione sul ritorno del supplizio pubblico e sui confini che una società democratica non può permettersi di smettere di riconoscere.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 24 - Che cosa succede a una società quando le esecuzioni diventano uno spettacolo in streaming?]]>
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<p>Non è soltanto una questione di voyeurismo digitale. È il rischio che la spettacolarizzazione della punizione renda familiari e accettabili pratiche incompatibili con i principi della democrazia liberale, normalizzando lo stato di eccezione e ridefinendo il rapporto tra potere, giustizia e diritti.</p>
<p>Alessandra Libutti, Raffaele Magaldi ed Enrico Marani ne parlano in una conversazione sul ritorno del supplizio pubblico e sui confini che una società democratica non può permettersi di smettere di riconoscere.</p>]]>
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Non è soltanto una questione di voyeurismo digitale. È il rischio che la spettacolarizzazione della punizione renda familiari e accettabili pratiche incompatibili con i principi della democrazia liberale, normalizzando lo stato di eccezione e ridefinendo il rapporto tra potere, giustizia e diritti.
Alessandra Libutti, Raffaele Magaldi ed Enrico Marani ne parlano in una conversazione sul ritorno del supplizio pubblico e sui confini che una società democratica non può permettersi di smettere di riconoscere.]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 23 - FlyDubai, complotto o antisemitismo travestito da analisi? E al Pd chi detta la linea: Schlein o Bettini?]]>
                </title>
                <pubDate>Mon, 05 Oct 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Cosa c’è davvero dietro il caso FlyDubai? E perché una vicenda di cronaca finisce rapidamente dentro una narrazione di complotti, Israele e poteri occulti? Dalla geopolitica alla politica italiana, il salto è meno grande di quanto sembri. Nel Pd, infatti, la domanda è un’altra: chi decide la linea? <b>Schlein o Bettini? </b></p>
<p>Una conversazione di <b>Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi</b> su antisemitismo, propaganda e potere.</p>]]>
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Una conversazione di Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi su antisemitismo, propaganda e potere.]]>
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Una conversazione di Alessandra Libutti e Raffaele Magaldi su antisemitismo, propaganda e potere.]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                    <![CDATA[Ep. 22 - La scuola conta gli stranieri, la propaganda russa attraversa l’Europa]]>
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                <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Due storie, una domanda: sappiamo riconoscere il problema prima di cercare una soluzione? Con Alessandro Tedesco parliamo del tetto del 30% di alunni stranieri per classe: un criterio che non misura ciò che conta davvero, la conoscenza dell’italiano necessaria per seguire le lezioni. Un ragazzo può essere cittadino italiano e non comprenderle; un altro può essere straniero e padroneggiare la lingua. La scuola, sostiene Tedesco, dovrebbe verificare i progressi e garantire un sostegno adeguato. Con Raffaele Magaldi ci spostiamo a Praga, dove un’inchiesta ha ricostruito il lavoro di una troupe legata al canale russo Rybar. Il caso mostra come la propaganda cerchi volti locali per rendere credibili i propri messaggi e pone una domanda sull’efficacia delle sanzioni europee.</p>]]>
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                    <![CDATA[Ep. 22 - La scuola conta gli stranieri, la propaganda russa attraversa l’Europa]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                    <![CDATA[Ep. 21 - Soldi, sondaggi e fondazioni: dentro la macchina invisibile dei partiti - Parte seconda]]>
                </title>
                <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>La seconda parte dell’inchiesta allarga lo sguardo dalla rete costruita intorno a Futuro Nazionale alle infrastrutture che sostengono il centrosinistra italiano. Alessandra Libutti e Antonella Silipigni ricostruiscono il ruolo di Social Change e dell’associazione Agenda, i finanziamenti provenienti dalla fondazione svedese Democracy and Pluralism e i servizi offerti a candidati del Partito Democratico e della sinistra. Formazione, campagne digitali, acquisto di spazi pubblicitari e costruzione delle leadership: tutto avviene legalmente, ma attraverso una macchina esterna ai bilanci e alle strutture ufficiali dei partiti.</p>
<p>Il quadro si allarga poi alla competizione tra reti ideologiche transnazionali nate negli Stati Uniti. Da una parte l’universo progressista legato a Open Society; dall’altra Heritage Foundation, Steve Bannon, Peter Thiel e i tecnocrati della Silicon Valley. Mondi diversi, talvolta attraversati da profonde fratture, che investono da decenni nella selezione delle classi dirigenti, nella produzione delle idee e nel controllo delle infrastrutture tecnologiche. Perché il denaro è soltanto l’innesco: il vero potere sta nelle competenze, nelle relazioni e nelle strutture capaci di continuare a orientare la politica molto tempo dopo che un finanziamento è scomparso dai bilanci.</p>]]>
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                    <![CDATA[La seconda parte dell’inchiesta allarga lo sguardo dalla rete costruita intorno a Futuro Nazionale alle infrastrutture che sostengono il centrosinistra italiano. Alessandra Libutti e Antonella Silipigni ricostruiscono il ruolo di Social Change e dell’associazione Agenda, i finanziamenti provenienti dalla fondazione svedese Democracy and Pluralism e i servizi offerti a candidati del Partito Democratico e della sinistra. Formazione, campagne digitali, acquisto di spazi pubblicitari e costruzione delle leadership: tutto avviene legalmente, ma attraverso una macchina esterna ai bilanci e alle strutture ufficiali dei partiti.
Il quadro si allarga poi alla competizione tra reti ideologiche transnazionali nate negli Stati Uniti. Da una parte l’universo progressista legato a Open Society; dall’altra Heritage Foundation, Steve Bannon, Peter Thiel e i tecnocrati della Silicon Valley. Mondi diversi, talvolta attraversati da profonde fratture, che investono da decenni nella selezione delle classi dirigenti, nella produzione delle idee e nel controllo delle infrastrutture tecnologiche. Perché il denaro è soltanto l’innesco: il vero potere sta nelle competenze, nelle relazioni e nelle strutture capaci di continuare a orientare la politica molto tempo dopo che un finanziamento è scomparso dai bilanci.]]>
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<p>Il quadro si allarga poi alla competizione tra reti ideologiche transnazionali nate negli Stati Uniti. Da una parte l’universo progressista legato a Open Society; dall’altra Heritage Foundation, Steve Bannon, Peter Thiel e i tecnocrati della Silicon Valley. Mondi diversi, talvolta attraversati da profonde fratture, che investono da decenni nella selezione delle classi dirigenti, nella produzione delle idee e nel controllo delle infrastrutture tecnologiche. Perché il denaro è soltanto l’innesco: il vero potere sta nelle competenze, nelle relazioni e nelle strutture capaci di continuare a orientare la politica molto tempo dopo che un finanziamento è scomparso dai bilanci.</p>]]>
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Il quadro si allarga poi alla competizione tra reti ideologiche transnazionali nate negli Stati Uniti. Da una parte l’universo progressista legato a Open Society; dall’altra Heritage Foundation, Steve Bannon, Peter Thiel e i tecnocrati della Silicon Valley. Mondi diversi, talvolta attraversati da profonde fratture, che investono da decenni nella selezione delle classi dirigenti, nella produzione delle idee e nel controllo delle infrastrutture tecnologiche. Perché il denaro è soltanto l’innesco: il vero potere sta nelle competenze, nelle relazioni e nelle strutture capaci di continuare a orientare la politica molto tempo dopo che un finanziamento è scomparso dai bilanci.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 20 - Soldi, sondaggi e fondazioni: dentro la macchina invisibile dei partiti - Parte prima]]>
                </title>
                <pubDate>Tue, 15 Sep 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Non servono più mazzette o finanziamenti consegnati di nascosto: il consenso politico si costruisce attraverso associazioni, fondazioni, centri studi, società demoscopiche, media e reti internazionali che operano spesso nella piena legalità, ma lontano dagli occhi degli elettori. Partendo dall’inchiesta di Channel 4 sui sondaggi commissionati da Reform UK, Alessandra Libutti e Antonella Silipigni ricostruiscono la nuova macchina dei partiti e le sue zone grigie. Al centro di questa prima parte, la struttura cresciuta intorno a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci: dal Mondo al Contrario alla Fondazione Generazione Decima, fino ai rapporti con Benjamin Harnwell e Steve Bannon. Una rete politica, finanziaria e mediatica che collega l’Italia al progetto transnazionale della destra populista.</p>]]>
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                    <![CDATA[Ep. 20 - Soldi, sondaggi e fondazioni: dentro la macchina invisibile dei partiti - Parte prima]]>
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                    <![CDATA[Ep. 19:Ankara, il vertice che apre la strada alla NATO 3.0]]>
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                <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
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                                            <![CDATA[<p>Il summit di Ankara non ha prodotto fratture spettacolari né dichiarazioni roboanti, ma ha segnato un passaggio strategico: il ritorno del pragmatismo diplomatico e l’avvio di un riequilibrio dell’Alleanza Atlantica. Il generale Mario Greco analizza il rafforzamento del pilastro europeo della NATO, l’aumento degli investimenti nella sicurezza e nella difesa, il sostegno confermato all’Ucraina e il ruolo crescente dell’Italia e della Turchia nel Mediterraneo. Sullo sfondo resta la sfida decisiva per l’Unione Europea: utilizzare il tempo guadagnato dalla protezione atlantica per riformare i propri processi decisionali e conquistare una reale autonomia strategica. Il vertice di Ankara, dunque, non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di una trasformazione destinata a coinvolgere capacità militari, difesa digitale, industria, ricerca tecnologica e tutela delle infrastrutture e della vita quotidiana dei cittadini europei.</p>]]>
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                    <![CDATA[Il summit di Ankara non ha prodotto fratture spettacolari né dichiarazioni roboanti, ma ha segnato un passaggio strategico: il ritorno del pragmatismo diplomatico e l’avvio di un riequilibrio dell’Alleanza Atlantica. Il generale Mario Greco analizza il rafforzamento del pilastro europeo della NATO, l’aumento degli investimenti nella sicurezza e nella difesa, il sostegno confermato all’Ucraina e il ruolo crescente dell’Italia e della Turchia nel Mediterraneo. Sullo sfondo resta la sfida decisiva per l’Unione Europea: utilizzare il tempo guadagnato dalla protezione atlantica per riformare i propri processi decisionali e conquistare una reale autonomia strategica. Il vertice di Ankara, dunque, non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di una trasformazione destinata a coinvolgere capacità militari, difesa digitale, industria, ricerca tecnologica e tutela delle infrastrutture e della vita quotidiana dei cittadini europei.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 19:Ankara, il vertice che apre la strada alla NATO 3.0]]>
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                    <![CDATA[<p>Il summit di Ankara non ha prodotto fratture spettacolari né dichiarazioni roboanti, ma ha segnato un passaggio strategico: il ritorno del pragmatismo diplomatico e l’avvio di un riequilibrio dell’Alleanza Atlantica. Il generale Mario Greco analizza il rafforzamento del pilastro europeo della NATO, l’aumento degli investimenti nella sicurezza e nella difesa, il sostegno confermato all’Ucraina e il ruolo crescente dell’Italia e della Turchia nel Mediterraneo. Sullo sfondo resta la sfida decisiva per l’Unione Europea: utilizzare il tempo guadagnato dalla protezione atlantica per riformare i propri processi decisionali e conquistare una reale autonomia strategica. Il vertice di Ankara, dunque, non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di una trasformazione destinata a coinvolgere capacità militari, difesa digitale, industria, ricerca tecnologica e tutela delle infrastrutture e della vita quotidiana dei cittadini europei.</p>]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                    <![CDATA[Ep. 18: Ankara, la NATO e il bivio europeo: più autonomia o irrilevanza]]>
                </title>
                <pubDate>Sun, 05 Jul 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Nel nuovo episodio di Spin Off, Raffaele Magaldi dialoga con Mario Greco sul vertice NATO di Ankara e sulla trasformazione dell’Alleanza atlantica in “NATO 3.0”. Al centro: il rafforzamento del pilastro europeo, il sostegno all’Ucraina, il ruolo della Turchia, il nodo della difesa comune e la necessità per l’Europa di diventare un attore strategico credibile senza rompere il legame transatlantico.</p>
<p>Greco insiste anche sul ruolo dell’Italia, che potrebbe essere ponte naturale tra fianco Est e fianco Sud, protagonista nel Mediterraneo allargato e promotrice di una NATO più europea ma ancora atlantica. Il punto decisivo, però, resta politico: scegliere se assumere responsabilità strategiche o restare prigionieri del tatticismo interno.</p>]]>
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                    <![CDATA[Nel nuovo episodio di Spin Off, Raffaele Magaldi dialoga con Mario Greco sul vertice NATO di Ankara e sulla trasformazione dell’Alleanza atlantica in “NATO 3.0”. Al centro: il rafforzamento del pilastro europeo, il sostegno all’Ucraina, il ruolo della Turchia, il nodo della difesa comune e la necessità per l’Europa di diventare un attore strategico credibile senza rompere il legame transatlantico.
Greco insiste anche sul ruolo dell’Italia, che potrebbe essere ponte naturale tra fianco Est e fianco Sud, protagonista nel Mediterraneo allargato e promotrice di una NATO più europea ma ancora atlantica. Il punto decisivo, però, resta politico: scegliere se assumere responsabilità strategiche o restare prigionieri del tatticismo interno.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 18: Ankara, la NATO e il bivio europeo: più autonomia o irrilevanza]]>
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<p>Greco insiste anche sul ruolo dell’Italia, che potrebbe essere ponte naturale tra fianco Est e fianco Sud, protagonista nel Mediterraneo allargato e promotrice di una NATO più europea ma ancora atlantica. Il punto decisivo, però, resta politico: scegliere se assumere responsabilità strategiche o restare prigionieri del tatticismo interno.</p>]]>
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                    <![CDATA[Nel nuovo episodio di Spin Off, Raffaele Magaldi dialoga con Mario Greco sul vertice NATO di Ankara e sulla trasformazione dell’Alleanza atlantica in “NATO 3.0”. Al centro: il rafforzamento del pilastro europeo, il sostegno all’Ucraina, il ruolo della Turchia, il nodo della difesa comune e la necessità per l’Europa di diventare un attore strategico credibile senza rompere il legame transatlantico.
Greco insiste anche sul ruolo dell’Italia, che potrebbe essere ponte naturale tra fianco Est e fianco Sud, protagonista nel Mediterraneo allargato e promotrice di una NATO più europea ma ancora atlantica. Il punto decisivo, però, resta politico: scegliere se assumere responsabilità strategiche o restare prigionieri del tatticismo interno.]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 17: Starmer sacrificato sull’altare dei sondaggi: il Labour punta sull’incognita Burnham]]>
                </title>
                <pubDate>Tue, 30 Jun 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Le dimissioni di Keir Starmer aprono nel Regno Unito una crisi politica anomala e potenzialmente esplosiva. Non un normale passaggio di consegne dentro il partito di maggioranza, ma la sostituzione di un premier eletto su un programma centrista con Andy Burnham, figura popolare ma esterna al governo, non deputato, non coinvolto nel manifesto laburista e priva di una vera continuità politica con l’esecutivo uscente. A pesare sulla caduta di Starmer sono state le dimissioni di ministri chiave, soprattutto nell’area della difesa e della politica estera, cioè il terreno su cui il premier aveva costruito la propria credibilità internazionale.</p>
<p>Il Labour prova così a salvarsi inseguendo i sondaggi e la pressione mediatica, ma rischia di consegnarsi a una leadership fragile, sostenuta da anime opposte del partito e costretta fin dall’inizio a scegliere tra ritorno blairiano e svolta a sinistra. Sullo sfondo restano la guerra ibrida russa, l’esultanza dell’internazionale sovranista, le difficoltà di Farage e di Reform, e un quadro europeo che perde uno dei protagonisti della Coalition of the Willing proprio mentre Ucraina, Medio Oriente, riarmo europeo e rapporti con Trump richiederebbero stabilità e iniziativa. Burnham può arrivare a Downing Street, ma senza mandato e senza una linea chiara rischia di trasformare il “salvatore del Labour” nel detonatore della prossima crisi britannica.</p>]]>
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                    <![CDATA[Le dimissioni di Keir Starmer aprono nel Regno Unito una crisi politica anomala e potenzialmente esplosiva. Non un normale passaggio di consegne dentro il partito di maggioranza, ma la sostituzione di un premier eletto su un programma centrista con Andy Burnham, figura popolare ma esterna al governo, non deputato, non coinvolto nel manifesto laburista e priva di una vera continuità politica con l’esecutivo uscente. A pesare sulla caduta di Starmer sono state le dimissioni di ministri chiave, soprattutto nell’area della difesa e della politica estera, cioè il terreno su cui il premier aveva costruito la propria credibilità internazionale.
Il Labour prova così a salvarsi inseguendo i sondaggi e la pressione mediatica, ma rischia di consegnarsi a una leadership fragile, sostenuta da anime opposte del partito e costretta fin dall’inizio a scegliere tra ritorno blairiano e svolta a sinistra. Sullo sfondo restano la guerra ibrida russa, l’esultanza dell’internazionale sovranista, le difficoltà di Farage e di Reform, e un quadro europeo che perde uno dei protagonisti della Coalition of the Willing proprio mentre Ucraina, Medio Oriente, riarmo europeo e rapporti con Trump richiederebbero stabilità e iniziativa. Burnham può arrivare a Downing Street, ma senza mandato e senza una linea chiara rischia di trasformare il “salvatore del Labour” nel detonatore della prossima crisi britannica.]]>
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<p>Il Labour prova così a salvarsi inseguendo i sondaggi e la pressione mediatica, ma rischia di consegnarsi a una leadership fragile, sostenuta da anime opposte del partito e costretta fin dall’inizio a scegliere tra ritorno blairiano e svolta a sinistra. Sullo sfondo restano la guerra ibrida russa, l’esultanza dell’internazionale sovranista, le difficoltà di Farage e di Reform, e un quadro europeo che perde uno dei protagonisti della Coalition of the Willing proprio mentre Ucraina, Medio Oriente, riarmo europeo e rapporti con Trump richiederebbero stabilità e iniziativa. Burnham può arrivare a Downing Street, ma senza mandato e senza una linea chiara rischia di trasformare il “salvatore del Labour” nel detonatore della prossima crisi britannica.</p>]]>
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Il Labour prova così a salvarsi inseguendo i sondaggi e la pressione mediatica, ma rischia di consegnarsi a una leadership fragile, sostenuta da anime opposte del partito e costretta fin dall’inizio a scegliere tra ritorno blairiano e svolta a sinistra. Sullo sfondo restano la guerra ibrida russa, l’esultanza dell’internazionale sovranista, le difficoltà di Farage e di Reform, e un quadro europeo che perde uno dei protagonisti della Coalition of the Willing proprio mentre Ucraina, Medio Oriente, riarmo europeo e rapporti con Trump richiederebbero stabilità e iniziativa. Burnham può arrivare a Downing Street, ma senza mandato e senza una linea chiara rischia di trasformare il “salvatore del Labour” nel detonatore della prossima crisi britannica.]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 16: L’Iran di Bahram Farrokhi: pax americana, solitudine dell’opposizione e nuovi equilibri mediorientali]]>
                </title>
                <pubDate>Fri, 26 Jun 2026 20:40:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Bahram Farrokhi legge la crisi iraniana oltre la retorica della liberazione imminente: Washington cerca stabilità più che cambio di regime, Reza Pahlavi fatica a unificare l’opposizione, i Pasdaran restano l’attore più organizzato e il Medio Oriente entra in una nuova fase di competizione tra Israele, Turchia, Arabia Saudita, Pakistan e Iran. Sullo sfondo, una popolazione iraniana ancora una volta delusa da accordi che rischiano di fermarsi al nucleare senza incidere sulla natura del regime.</p>]]>
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                <itunes:subtitle>
                    <![CDATA[Bahram Farrokhi legge la crisi iraniana oltre la retorica della liberazione imminente: Washington cerca stabilità più che cambio di regime, Reza Pahlavi fatica a unificare l’opposizione, i Pasdaran restano l’attore più organizzato e il Medio Oriente entra in una nuova fase di competizione tra Israele, Turchia, Arabia Saudita, Pakistan e Iran. Sullo sfondo, una popolazione iraniana ancora una volta delusa da accordi che rischiano di fermarsi al nucleare senza incidere sulla natura del regime.]]>
                </itunes:subtitle>
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                    <![CDATA[Ep. 16: L’Iran di Bahram Farrokhi: pax americana, solitudine dell’opposizione e nuovi equilibri mediorientali]]>
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                                    <itunes:episode>16</itunes:episode>
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                    <![CDATA[<p>Bahram Farrokhi legge la crisi iraniana oltre la retorica della liberazione imminente: Washington cerca stabilità più che cambio di regime, Reza Pahlavi fatica a unificare l’opposizione, i Pasdaran restano l’attore più organizzato e il Medio Oriente entra in una nuova fase di competizione tra Israele, Turchia, Arabia Saudita, Pakistan e Iran. Sullo sfondo, una popolazione iraniana ancora una volta delusa da accordi che rischiano di fermarsi al nucleare senza incidere sulla natura del regime.</p>]]>
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                    <![CDATA[Bahram Farrokhi legge la crisi iraniana oltre la retorica della liberazione imminente: Washington cerca stabilità più che cambio di regime, Reza Pahlavi fatica a unificare l’opposizione, i Pasdaran restano l’attore più organizzato e il Medio Oriente entra in una nuova fase di competizione tra Israele, Turchia, Arabia Saudita, Pakistan e Iran. Sullo sfondo, una popolazione iraniana ancora una volta delusa da accordi che rischiano di fermarsi al nucleare senza incidere sulla natura del regime.]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 15: Regno Unito sotto pressione: Belfast, guerra ibrida russa e la sfida interna a Starmer]]>
                </title>
                <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>In questa puntata di Spin Off, Raffaele Magaldi intervista Alessandra Libutti sulla crisi britannica, partendo dalle violenze di Belfast. L’episodio viene letto come parte di una dinamica più ampia: fatti di cronaca reali selezionati, deformati e amplificati fino a diventare carburante per mobilitazioni identitarie.</p>
<p>Libutti ricostruisce il contesto nordirlandese, ancora segnato dall’eredità dei Troubles, e collega le rivolte alla propaganda della destra radicale, al ruolo di Tommy Robinson, alle reti vicine a Elon Musk e ai circuiti dell’influenza russa. Sullo sfondo emerge una vera guerra ibrida contro il Regno Unito.</p>
<p>La seconda parte riguarda la crisi interna al Labour: le dimissioni di John Healey e Al Carns indeboliscono Keir Starmer e aprono interrogativi sulla sua leadership, mentre Andy Burnham si prepara a una possibile sfida. Chiudono il quadro l’arresto di Robinson, l’abbordaggio di una nave della flotta ombra russa e il dibattito sul blocco dei social ai minori.</p>]]>
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                    <![CDATA[In questa puntata di Spin Off, Raffaele Magaldi intervista Alessandra Libutti sulla crisi britannica, partendo dalle violenze di Belfast. L’episodio viene letto come parte di una dinamica più ampia: fatti di cronaca reali selezionati, deformati e amplificati fino a diventare carburante per mobilitazioni identitarie.
Libutti ricostruisce il contesto nordirlandese, ancora segnato dall’eredità dei Troubles, e collega le rivolte alla propaganda della destra radicale, al ruolo di Tommy Robinson, alle reti vicine a Elon Musk e ai circuiti dell’influenza russa. Sullo sfondo emerge una vera guerra ibrida contro il Regno Unito.
La seconda parte riguarda la crisi interna al Labour: le dimissioni di John Healey e Al Carns indeboliscono Keir Starmer e aprono interrogativi sulla sua leadership, mentre Andy Burnham si prepara a una possibile sfida. Chiudono il quadro l’arresto di Robinson, l’abbordaggio di una nave della flotta ombra russa e il dibattito sul blocco dei social ai minori.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 15: Regno Unito sotto pressione: Belfast, guerra ibrida russa e la sfida interna a Starmer]]>
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                    <![CDATA[<p>In questa puntata di Spin Off, Raffaele Magaldi intervista Alessandra Libutti sulla crisi britannica, partendo dalle violenze di Belfast. L’episodio viene letto come parte di una dinamica più ampia: fatti di cronaca reali selezionati, deformati e amplificati fino a diventare carburante per mobilitazioni identitarie.</p>
<p>Libutti ricostruisce il contesto nordirlandese, ancora segnato dall’eredità dei Troubles, e collega le rivolte alla propaganda della destra radicale, al ruolo di Tommy Robinson, alle reti vicine a Elon Musk e ai circuiti dell’influenza russa. Sullo sfondo emerge una vera guerra ibrida contro il Regno Unito.</p>
<p>La seconda parte riguarda la crisi interna al Labour: le dimissioni di John Healey e Al Carns indeboliscono Keir Starmer e aprono interrogativi sulla sua leadership, mentre Andy Burnham si prepara a una possibile sfida. Chiudono il quadro l’arresto di Robinson, l’abbordaggio di una nave della flotta ombra russa e il dibattito sul blocco dei social ai minori.</p>]]>
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                    <![CDATA[In questa puntata di Spin Off, Raffaele Magaldi intervista Alessandra Libutti sulla crisi britannica, partendo dalle violenze di Belfast. L’episodio viene letto come parte di una dinamica più ampia: fatti di cronaca reali selezionati, deformati e amplificati fino a diventare carburante per mobilitazioni identitarie.
Libutti ricostruisce il contesto nordirlandese, ancora segnato dall’eredità dei Troubles, e collega le rivolte alla propaganda della destra radicale, al ruolo di Tommy Robinson, alle reti vicine a Elon Musk e ai circuiti dell’influenza russa. Sullo sfondo emerge una vera guerra ibrida contro il Regno Unito.
La seconda parte riguarda la crisi interna al Labour: le dimissioni di John Healey e Al Carns indeboliscono Keir Starmer e aprono interrogativi sulla sua leadership, mentre Andy Burnham si prepara a una possibile sfida. Chiudono il quadro l’arresto di Robinson, l’abbordaggio di una nave della flotta ombra russa e il dibattito sul blocco dei social ai minori.]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 14: La politica britannica tra crisi del populismo, tensioni nel Labour e ruolo di Elon Musk]]>
                </title>
                <pubDate>Fri, 12 Jun 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>In questa nuova puntata di Spin-Off, Raffaele Magaldi intervista Alessandra Libutti sulla nuova fase politica britannica. Al centro della conversazione c’è la possibile sfida di Andy Burnham a Keir Starmer: una partita ancora lontana dall’essere chiusa, legata alla suppletiva di Makerfield e agli equilibri interni del Labour. Libutti ricostruisce anche le difficoltà di Reform.uk, stretto tra un candidato controverso e la concorrenza di Restore Britain, formazione collocata ancora più a destra e sostenuta dall’ecosistema mediatico legato a Elon Musk. Ampio spazio viene dedicato al caso Novak, alla sua strumentalizzazione online e alla reazione di Starmer contro le campagne d’odio su X. In chiusura, il ritorno mediatico di Tony Blair viene letto più come un tentativo di recuperare influenza che come una reale minaccia alla leadership del premier.</p>]]>
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                <itunes:subtitle>
                    <![CDATA[In questa nuova puntata di Spin-Off, Raffaele Magaldi intervista Alessandra Libutti sulla nuova fase politica britannica. Al centro della conversazione c’è la possibile sfida di Andy Burnham a Keir Starmer: una partita ancora lontana dall’essere chiusa, legata alla suppletiva di Makerfield e agli equilibri interni del Labour. Libutti ricostruisce anche le difficoltà di Reform.uk, stretto tra un candidato controverso e la concorrenza di Restore Britain, formazione collocata ancora più a destra e sostenuta dall’ecosistema mediatico legato a Elon Musk. Ampio spazio viene dedicato al caso Novak, alla sua strumentalizzazione online e alla reazione di Starmer contro le campagne d’odio su X. In chiusura, il ritorno mediatico di Tony Blair viene letto più come un tentativo di recuperare influenza che come una reale minaccia alla leadership del premier.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 14: La politica britannica tra crisi del populismo, tensioni nel Labour e ruolo di Elon Musk]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                    <![CDATA[Ep. 13: Quando l’intelligenza artificiale sfida l’umano: Lanzieri legge la nuova enciclica di Leone XIV]]>
                </title>
                <pubDate>Tue, 09 Jun 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Nel dialogo con Raffaele Magaldi, Alfonso Lanzieri interpreta la Magnifica Humanitas come un tentativo di riportare l’intelligenza artificiale dentro una domanda più radicale: che cosa resta dell’uomo quando la tecnica non è più solo uno strumento, ma un ambiente che trasforma lavoro, potere, responsabilità e vita comune? Tra filosofia, teologia e critica del transumanesimo, Lanzieri individua nell’enciclica un richiamo sobrio ma netto: il limite non è un difetto da cancellare, bensì la condizione dell’incontro e della responsabilità.</p>]]>
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                    <![CDATA[Nel dialogo con Raffaele Magaldi, Alfonso Lanzieri interpreta la Magnifica Humanitas come un tentativo di riportare l’intelligenza artificiale dentro una domanda più radicale: che cosa resta dell’uomo quando la tecnica non è più solo uno strumento, ma un ambiente che trasforma lavoro, potere, responsabilità e vita comune? Tra filosofia, teologia e critica del transumanesimo, Lanzieri individua nell’enciclica un richiamo sobrio ma netto: il limite non è un difetto da cancellare, bensì la condizione dell’incontro e della responsabilità.]]>
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                    <![CDATA[Nel dialogo con Raffaele Magaldi, Alfonso Lanzieri interpreta la Magnifica Humanitas come un tentativo di riportare l’intelligenza artificiale dentro una domanda più radicale: che cosa resta dell’uomo quando la tecnica non è più solo uno strumento, ma un ambiente che trasforma lavoro, potere, responsabilità e vita comune? Tra filosofia, teologia e critica del transumanesimo, Lanzieri individua nell’enciclica un richiamo sobrio ma netto: il limite non è un difetto da cancellare, bensì la condizione dell’incontro e della responsabilità.]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 12: Regno Unito, la crisi politica di Starmer tra Labour diviso e pressione dei media]]>
                </title>
                <pubDate>Sat, 16 May 2026 20:19:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Raffaele Magaldi intervista Alessandra Libutti sulla fase turbolenta della politica britannica: le tensioni interne al Labour, la pressione su Keir Starmer, il ruolo amplificatore dei media, l’ascesa di Reform e il difficile riavvicinamento del Regno Unito all’Europa dopo la Brexit.</p>]]>
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                <itunes:subtitle>
                    <![CDATA[Raffaele Magaldi intervista Alessandra Libutti sulla fase turbolenta della politica britannica: le tensioni interne al Labour, la pressione su Keir Starmer, il ruolo amplificatore dei media, l’ascesa di Reform e il difficile riavvicinamento del Regno Unito all’Europa dopo la Brexit.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 12: Regno Unito, la crisi politica di Starmer tra Labour diviso e pressione dei media]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                    <![CDATA[Ep. 11: Ucraina, memoria e resistenza: intervista a Marco Setaccioli]]>
                </title>
                <pubDate>Wed, 06 May 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Cosa significa davvero “resistenza” oggi? E cosa possiamo imparare dall’Ucraina in guerra?</p>
<p>In questa puntata di <em>Spin-Off</em>, Raffaele Magaldi intervista Marco Setaccioli, giornalista e attivista pro-ucraino appena rientrato da Kyiv. Attraverso il suo racconto diretto, emergono storie di resilienza quotidiana, identità nazionale in costruzione e un forte senso di appartenenza che si manifesta anche nei gesti più inaspettati — come l’invio di libri al fronte.</p>
<p>Dalla commemorazione quotidiana delle vittime alla consegna simbolica della tessera FIAP alla premio Nobel Oleksandra Matvichuk, l’episodio esplora il significato contemporaneo della resistenza, mettendolo in dialogo con il 25 aprile italiano e le sue contraddizioni.</p>
<p>Si parla anche di propaganda, narrazioni distorte e del ruolo dell’informazione, con uno sguardo critico su come il conflitto viene percepito in Italia rispetto alla realtà sul campo.</p>
<p>Un episodio intenso e ricco di spunti per comprendere meglio non solo la guerra in Ucraina, ma anche il valore universale della libertà e della democrazia.</p>]]>
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                <itunes:subtitle>
                    <![CDATA[Cosa significa davvero “resistenza” oggi? E cosa possiamo imparare dall’Ucraina in guerra?
In questa puntata di Spin-Off, Raffaele Magaldi intervista Marco Setaccioli, giornalista e attivista pro-ucraino appena rientrato da Kyiv. Attraverso il suo racconto diretto, emergono storie di resilienza quotidiana, identità nazionale in costruzione e un forte senso di appartenenza che si manifesta anche nei gesti più inaspettati — come l’invio di libri al fronte.
Dalla commemorazione quotidiana delle vittime alla consegna simbolica della tessera FIAP alla premio Nobel Oleksandra Matvichuk, l’episodio esplora il significato contemporaneo della resistenza, mettendolo in dialogo con il 25 aprile italiano e le sue contraddizioni.
Si parla anche di propaganda, narrazioni distorte e del ruolo dell’informazione, con uno sguardo critico su come il conflitto viene percepito in Italia rispetto alla realtà sul campo.
Un episodio intenso e ricco di spunti per comprendere meglio non solo la guerra in Ucraina, ma anche il valore universale della libertà e della democrazia.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 11: Ucraina, memoria e resistenza: intervista a Marco Setaccioli]]>
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<p>In questa puntata di <em>Spin-Off</em>, Raffaele Magaldi intervista Marco Setaccioli, giornalista e attivista pro-ucraino appena rientrato da Kyiv. Attraverso il suo racconto diretto, emergono storie di resilienza quotidiana, identità nazionale in costruzione e un forte senso di appartenenza che si manifesta anche nei gesti più inaspettati — come l’invio di libri al fronte.</p>
<p>Dalla commemorazione quotidiana delle vittime alla consegna simbolica della tessera FIAP alla premio Nobel Oleksandra Matvichuk, l’episodio esplora il significato contemporaneo della resistenza, mettendolo in dialogo con il 25 aprile italiano e le sue contraddizioni.</p>
<p>Si parla anche di propaganda, narrazioni distorte e del ruolo dell’informazione, con uno sguardo critico su come il conflitto viene percepito in Italia rispetto alla realtà sul campo.</p>
<p>Un episodio intenso e ricco di spunti per comprendere meglio non solo la guerra in Ucraina, ma anche il valore universale della libertà e della democrazia.</p>]]>
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                    <![CDATA[Cosa significa davvero “resistenza” oggi? E cosa possiamo imparare dall’Ucraina in guerra?
In questa puntata di Spin-Off, Raffaele Magaldi intervista Marco Setaccioli, giornalista e attivista pro-ucraino appena rientrato da Kyiv. Attraverso il suo racconto diretto, emergono storie di resilienza quotidiana, identità nazionale in costruzione e un forte senso di appartenenza che si manifesta anche nei gesti più inaspettati — come l’invio di libri al fronte.
Dalla commemorazione quotidiana delle vittime alla consegna simbolica della tessera FIAP alla premio Nobel Oleksandra Matvichuk, l’episodio esplora il significato contemporaneo della resistenza, mettendolo in dialogo con il 25 aprile italiano e le sue contraddizioni.
Si parla anche di propaganda, narrazioni distorte e del ruolo dell’informazione, con uno sguardo critico su come il conflitto viene percepito in Italia rispetto alla realtà sul campo.
Un episodio intenso e ricco di spunti per comprendere meglio non solo la guerra in Ucraina, ma anche il valore universale della libertà e della democrazia.]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 10: La lingua, la propaganda, la guerra: Nastya smonta il mito dei russofoni perseguitati]]>
                </title>
                <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Una testimonianza dal Donbass prima e dopo il 2014: Nastya racconta un’infanzia russofona ma ucraina, senza fratture identitarie, e il brusco passaggio dalla normalità alla propaganda, dalle proteste agli “uomini verdi”, fino alla guerra aperta. Un racconto diretto su ciò che le narrazioni filorusse cancellano: la vita concreta di chi ha visto il proprio mondo diventare irraggiungibile.</p>]]>
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                    <![CDATA[Ep. 10: La lingua, la propaganda, la guerra: Nastya smonta il mito dei russofoni perseguitati]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 9: La fede sequestrata: Trump, Maga e il Vangelo patriottico]]>
                </title>
                <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>La deriva messianica del trumpismo, il nodo irrisolto dell'immigrazione e la sfida al liberalismo: Alfonso Lanzieri, docente di filosofia alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, analizza il cortocircuito tra politica e religione nell'America di Trump. Un fenomeno che sequestra il Vangelo per farne bandiera partitica, trasforma l'avversario politico in nemico escatologico e alimenta il complottismo. Con uno sguardo sull'Europa e una domanda aperta: quale Occidente vale davvero la pena difendere?</p>]]>
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                    <![CDATA[Ep. 9: La fede sequestrata: Trump, Maga e il Vangelo patriottico]]>
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                                    <itunes:episode>9</itunes:episode>
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                <content:encoded>
                    <![CDATA[<p>La deriva messianica del trumpismo, il nodo irrisolto dell'immigrazione e la sfida al liberalismo: Alfonso Lanzieri, docente di filosofia alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, analizza il cortocircuito tra politica e religione nell'America di Trump. Un fenomeno che sequestra il Vangelo per farne bandiera partitica, trasforma l'avversario politico in nemico escatologico e alimenta il complottismo. Con uno sguardo sull'Europa e una domanda aperta: quale Occidente vale davvero la pena difendere?</p>]]>
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                    <![CDATA[La deriva messianica del trumpismo, il nodo irrisolto dell'immigrazione e la sfida al liberalismo: Alfonso Lanzieri, docente di filosofia alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, analizza il cortocircuito tra politica e religione nell'America di Trump. Un fenomeno che sequestra il Vangelo per farne bandiera partitica, trasforma l'avversario politico in nemico escatologico e alimenta il complottismo. Con uno sguardo sull'Europa e una domanda aperta: quale Occidente vale davvero la pena difendere?]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 8: Agenda setting all’italiana: potere, media e doppio standard]]>
                </title>
                <pubDate>Sun, 12 Apr 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>In questo nuovo episodio abbiamo affrontato un tema che riguarda da vicino il funzionamento dell’informazione in Italia, e lo abbiamo fatto partendo da un caso concreto per arrivare a una questione più ampia: chi costruisce davvero l’agenda mediatica? E con quali criteri?</p>
<p>Ne abbiamo parlato con Carmelo Palma e con Iuri Maria Prado, che porterà anche la sua esperienza diretta su un terreno molto concreto: quello degli esposti disciplinari e delle reazioni — o delle mancate reazioni — del sistema.</p>
<p>Lo spunto ce lo ha dato da un articolo di Carmelo Palma, L’agenda setting dello scandalo. I sommersi e i salvati dell’informazione “democratica”, che analizza un meccanismo tanto evidente quanto poco discusso: la diversa capacità di trasformare fatti marginali in scandali nazionali.</p>
<p>Non si tratta semplicemente di orientamento politico, ma di struttura, metodo e soprattutto legittimazione. In altre parole: non tutte le operazioni mediatiche, anche quando sono identiche, producono gli stessi effetti.</p>
<p>Nel corso della conversazione entreremo nel merito di questo squilibrio, cercando di capire perché una certa informazione riesca ancora oggi a dettare tempi e temi del dibattito pubblico, anche in un contesto politico che, almeno formalmente, sembrerebbe cambiato.</p>
<p>A questo si aggiunge un secondo livello, forse ancora più delicato: quello delle regole. Che ruolo hanno gli ordini professionali? Funzionano davvero come garanti del rispetto deontologico oppure diventano parte del problema?</p>
<p>È una discussione che tocca nervi scoperti: informazione, potere, conformismo e libertà. Senza slogan e senza semplificazioni.</p>]]>
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                <itunes:subtitle>
                    <![CDATA[In questo nuovo episodio abbiamo affrontato un tema che riguarda da vicino il funzionamento dell’informazione in Italia, e lo abbiamo fatto partendo da un caso concreto per arrivare a una questione più ampia: chi costruisce davvero l’agenda mediatica? E con quali criteri?
Ne abbiamo parlato con Carmelo Palma e con Iuri Maria Prado, che porterà anche la sua esperienza diretta su un terreno molto concreto: quello degli esposti disciplinari e delle reazioni — o delle mancate reazioni — del sistema.
Lo spunto ce lo ha dato da un articolo di Carmelo Palma, L’agenda setting dello scandalo. I sommersi e i salvati dell’informazione “democratica”, che analizza un meccanismo tanto evidente quanto poco discusso: la diversa capacità di trasformare fatti marginali in scandali nazionali.
Non si tratta semplicemente di orientamento politico, ma di struttura, metodo e soprattutto legittimazione. In altre parole: non tutte le operazioni mediatiche, anche quando sono identiche, producono gli stessi effetti.
Nel corso della conversazione entreremo nel merito di questo squilibrio, cercando di capire perché una certa informazione riesca ancora oggi a dettare tempi e temi del dibattito pubblico, anche in un contesto politico che, almeno formalmente, sembrerebbe cambiato.
A questo si aggiunge un secondo livello, forse ancora più delicato: quello delle regole. Che ruolo hanno gli ordini professionali? Funzionano davvero come garanti del rispetto deontologico oppure diventano parte del problema?
È una discussione che tocca nervi scoperti: informazione, potere, conformismo e libertà. Senza slogan e senza semplificazioni.]]>
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<p>Ne abbiamo parlato con Carmelo Palma e con Iuri Maria Prado, che porterà anche la sua esperienza diretta su un terreno molto concreto: quello degli esposti disciplinari e delle reazioni — o delle mancate reazioni — del sistema.</p>
<p>Lo spunto ce lo ha dato da un articolo di Carmelo Palma, L’agenda setting dello scandalo. I sommersi e i salvati dell’informazione “democratica”, che analizza un meccanismo tanto evidente quanto poco discusso: la diversa capacità di trasformare fatti marginali in scandali nazionali.</p>
<p>Non si tratta semplicemente di orientamento politico, ma di struttura, metodo e soprattutto legittimazione. In altre parole: non tutte le operazioni mediatiche, anche quando sono identiche, producono gli stessi effetti.</p>
<p>Nel corso della conversazione entreremo nel merito di questo squilibrio, cercando di capire perché una certa informazione riesca ancora oggi a dettare tempi e temi del dibattito pubblico, anche in un contesto politico che, almeno formalmente, sembrerebbe cambiato.</p>
<p>A questo si aggiunge un secondo livello, forse ancora più delicato: quello delle regole. Che ruolo hanno gli ordini professionali? Funzionano davvero come garanti del rispetto deontologico oppure diventano parte del problema?</p>
<p>È una discussione che tocca nervi scoperti: informazione, potere, conformismo e libertà. Senza slogan e senza semplificazioni.</p>]]>
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                    <![CDATA[In questo nuovo episodio abbiamo affrontato un tema che riguarda da vicino il funzionamento dell’informazione in Italia, e lo abbiamo fatto partendo da un caso concreto per arrivare a una questione più ampia: chi costruisce davvero l’agenda mediatica? E con quali criteri?
Ne abbiamo parlato con Carmelo Palma e con Iuri Maria Prado, che porterà anche la sua esperienza diretta su un terreno molto concreto: quello degli esposti disciplinari e delle reazioni — o delle mancate reazioni — del sistema.
Lo spunto ce lo ha dato da un articolo di Carmelo Palma, L’agenda setting dello scandalo. I sommersi e i salvati dell’informazione “democratica”, che analizza un meccanismo tanto evidente quanto poco discusso: la diversa capacità di trasformare fatti marginali in scandali nazionali.
Non si tratta semplicemente di orientamento politico, ma di struttura, metodo e soprattutto legittimazione. In altre parole: non tutte le operazioni mediatiche, anche quando sono identiche, producono gli stessi effetti.
Nel corso della conversazione entreremo nel merito di questo squilibrio, cercando di capire perché una certa informazione riesca ancora oggi a dettare tempi e temi del dibattito pubblico, anche in un contesto politico che, almeno formalmente, sembrerebbe cambiato.
A questo si aggiunge un secondo livello, forse ancora più delicato: quello delle regole. Che ruolo hanno gli ordini professionali? Funzionano davvero come garanti del rispetto deontologico oppure diventano parte del problema?
È una discussione che tocca nervi scoperti: informazione, potere, conformismo e libertà. Senza slogan e senza semplificazioni.]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 7: Che cosa intende la destra tech per nazionalizzazione della tecnologia?]]>
                </title>
                <pubDate>Sat, 04 Apr 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>«Se non pensate che questo porterà alla nazionalizzazione della nostra tecnologia, siete dei ritardati.» Il 3 marzo, davanti all'élite tech americana, il CEO di Palantir Alex Karp ha pronunciato una frase che nessuno si aspettava. Cosa intende esattamente per nazionalizzazione — e cosa c’entra con il caso Anthropic? Alessandra Libutti ne parla con il giurista Andrea Venanzoni e con Samuele Murtinu, professore di International Business all’Università di Utrecht.</p>
<p></p>]]>
                                    </description>
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                    <![CDATA[«Se non pensate che questo porterà alla nazionalizzazione della nostra tecnologia, siete dei ritardati.» Il 3 marzo, davanti all'élite tech americana, il CEO di Palantir Alex Karp ha pronunciato una frase che nessuno si aspettava. Cosa intende esattamente per nazionalizzazione — e cosa c’entra con il caso Anthropic? Alessandra Libutti ne parla con il giurista Andrea Venanzoni e con Samuele Murtinu, professore di International Business all’Università di Utrecht.
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 6: Dentro la rete di Peter Thiel: media, dati e potere]]>
                </title>
                <pubDate>Thu, 26 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Come si costruisce un’influenza globale nel XXI secolo? Partendo dal caso del Telegraph e passando per Stati Uniti e Regno Unito, ricostruiamo la rete di relazioni finanziarie, tecnologiche e ideologiche legate a Peter Thiel. Una riflessione su informazione, democrazia e sul ruolo dei dati nel ridisegnare il potere.</p>]]>
                                    </description>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 5: La separazione delle carriere? Una riforma nel dna della sinistra]]>
                </title>
                <pubDate>Fri, 20 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Giorgio Tonini , storico esponente del riformismo di centrosinistra e del cattolicesimo democratico, ci racconta le ragioni della sinistra per il SÌ. Il paradosso di una riforma che completa la defascistizzazione del nostro sistema giudiziario, ad opera di un governo guidato da un partito tecnicamente post-fascista , e viene avversata dalla sinistra per mero politicismo.</p>]]>
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                    <![CDATA[Giorgio Tonini , storico esponente del riformismo di centrosinistra e del cattolicesimo democratico, ci racconta le ragioni della sinistra per il SÌ. Il paradosso di una riforma che completa la defascistizzazione del nostro sistema giudiziario, ad opera di un governo guidato da un partito tecnicamente post-fascista , e viene avversata dalla sinistra per mero politicismo.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 5: La separazione delle carriere? Una riforma nel dna della sinistra]]>
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                    <![CDATA[<p>Giorgio Tonini , storico esponente del riformismo di centrosinistra e del cattolicesimo democratico, ci racconta le ragioni della sinistra per il SÌ. Il paradosso di una riforma che completa la defascistizzazione del nostro sistema giudiziario, ad opera di un governo guidato da un partito tecnicamente post-fascista , e viene avversata dalla sinistra per mero politicismo.</p>]]>
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                    <![CDATA[Giorgio Tonini , storico esponente del riformismo di centrosinistra e del cattolicesimo democratico, ci racconta le ragioni della sinistra per il SÌ. Il paradosso di una riforma che completa la defascistizzazione del nostro sistema giudiziario, ad opera di un governo guidato da un partito tecnicamente post-fascista , e viene avversata dalla sinistra per mero politicismo.]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                    <![CDATA[Ep. 4: Una battaglia liberale per un giudice davvero terzo]]>
                </title>
                <pubDate>Tue, 17 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Pigi Battista ci racconta il suo impegno diretto per il Sì al referendum. Una battaglia di civiltà per allinearci alle grandi democrazie e contro il cumulo delle bugie dei nemici della riforma, la politicizzazione della magistratura e gli intrecci perversi tra stampa e pm.</p>]]>
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                <itunes:subtitle>
                    <![CDATA[Pigi Battista ci racconta il suo impegno diretto per il Sì al referendum. Una battaglia di civiltà per allinearci alle grandi democrazie e contro il cumulo delle bugie dei nemici della riforma, la politicizzazione della magistratura e gli intrecci perversi tra stampa e pm.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 4: Una battaglia liberale per un giudice davvero terzo]]>
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                    <![CDATA[Pigi Battista ci racconta il suo impegno diretto per il Sì al referendum. Una battaglia di civiltà per allinearci alle grandi democrazie e contro il cumulo delle bugie dei nemici della riforma, la politicizzazione della magistratura e gli intrecci perversi tra stampa e pm.]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 3: Un Sì per una riforma liberale e di sinistra. Intervista a Stefano Ceccanti]]>
                </title>
                <pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Con Stefano Ceccanti, costituzionalista di riferimento della sinistra riformista e liberale, abbiamo tentato un'impresa disperata: tornare a parlare delle norme su cui saremo effettivamente chiamati a votare e non degli scenari propagandistici e apocalittici costruiti a prescindere dal contenuto della riforma della giustizia. Una riforma liberale e di sinistra.</p>]]>
                                    </description>
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                    <![CDATA[Con Stefano Ceccanti, costituzionalista di riferimento della sinistra riformista e liberale, abbiamo tentato un'impresa disperata: tornare a parlare delle norme su cui saremo effettivamente chiamati a votare e non degli scenari propagandistici e apocalittici costruiti a prescindere dal contenuto della riforma della giustizia. Una riforma liberale e di sinistra.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 3: Un Sì per una riforma liberale e di sinistra. Intervista a Stefano Ceccanti]]>
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                    <![CDATA[<p>Con Stefano Ceccanti, costituzionalista di riferimento della sinistra riformista e liberale, abbiamo tentato un'impresa disperata: tornare a parlare delle norme su cui saremo effettivamente chiamati a votare e non degli scenari propagandistici e apocalittici costruiti a prescindere dal contenuto della riforma della giustizia. Una riforma liberale e di sinistra.</p>]]>
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                    <![CDATA[Con Stefano Ceccanti, costituzionalista di riferimento della sinistra riformista e liberale, abbiamo tentato un'impresa disperata: tornare a parlare delle norme su cui saremo effettivamente chiamati a votare e non degli scenari propagandistici e apocalittici costruiti a prescindere dal contenuto della riforma della giustizia. Una riforma liberale e di sinistra.]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 2: Un voto informato contro i falsi argomenti. Intervista a Antonio Di Pietro]]>
                </title>
                <pubDate>Mon, 09 Mar 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Che c’azzecca il simbolo di Tangentopoli con il fronte del Sì? Antonio Di Pietro ci racconta perché, nel processo, un giocatore non può essere collega dell’arbitro. Un appassionato appello per una campagna referendaria priva di fake news sul contenuto della riforma. Come quelle messe in circolazione da troppi suoi ex colleghi.</p>]]>
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                    <![CDATA[Che c’azzecca il simbolo di Tangentopoli con il fronte del Sì? Antonio Di Pietro ci racconta perché, nel processo, un giocatore non può essere collega dell’arbitro. Un appassionato appello per una campagna referendaria priva di fake news sul contenuto della riforma. Come quelle messe in circolazione da troppi suoi ex colleghi.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 2: Un voto informato contro i falsi argomenti. Intervista a Antonio Di Pietro]]>
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                    <![CDATA[<p>Che c’azzecca il simbolo di Tangentopoli con il fronte del Sì? Antonio Di Pietro ci racconta perché, nel processo, un giocatore non può essere collega dell’arbitro. Un appassionato appello per una campagna referendaria priva di fake news sul contenuto della riforma. Come quelle messe in circolazione da troppi suoi ex colleghi.</p>]]>
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                    <![CDATA[Che c’azzecca il simbolo di Tangentopoli con il fronte del Sì? Antonio Di Pietro ci racconta perché, nel processo, un giocatore non può essere collega dell’arbitro. Un appassionato appello per una campagna referendaria priva di fake news sul contenuto della riforma. Come quelle messe in circolazione da troppi suoi ex colleghi.]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                <title>
                    <![CDATA[Ep. 1: Iran sotto attacco: equilibrio regionale e scenari globali]]>
                </title>
                <pubDate>Mon, 02 Mar 2026 15:11:31 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Nel primo podcast di InOltre, Gianni Vernetti interpreta l’attacco a Khamenei come l’esito di una lunga escalation iniziata il 7 ottobre: non un episodio isolato, ma il tentativo di colpire al cuore la strategia iraniana della “mezzaluna sciita”, che per anni ha armato e finanziato attori come Hamas, Hezbollah e gli Houthi. L’obiettivo, più che militare, sarebbe politico: aprire la strada a un possibile cambio di regime. Le conseguenze, secondo Vernetti, andrebbero oltre Teheran, rafforzando l’asse tra Israele e monarchie del Golfo, indebolendo Russia e Cina e incidendo sugli equilibri globali, dall’Ucraina a Taiwan. Non manca una critica alle ambiguità di una parte della sinistra occidentale verso il regime iraniano.</p>]]>
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                    <![CDATA[Nel primo podcast di InOltre, Gianni Vernetti interpreta l’attacco a Khamenei come l’esito di una lunga escalation iniziata il 7 ottobre: non un episodio isolato, ma il tentativo di colpire al cuore la strategia iraniana della “mezzaluna sciita”, che per anni ha armato e finanziato attori come Hamas, Hezbollah e gli Houthi. L’obiettivo, più che militare, sarebbe politico: aprire la strada a un possibile cambio di regime. Le conseguenze, secondo Vernetti, andrebbero oltre Teheran, rafforzando l’asse tra Israele e monarchie del Golfo, indebolendo Russia e Cina e incidendo sugli equilibri globali, dall’Ucraina a Taiwan. Non manca una critica alle ambiguità di una parte della sinistra occidentale verso il regime iraniano.]]>
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                    <![CDATA[Ep. 1: Iran sotto attacco: equilibrio regionale e scenari globali]]>
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                    <![CDATA[Nel primo podcast di InOltre, Gianni Vernetti interpreta l’attacco a Khamenei come l’esito di una lunga escalation iniziata il 7 ottobre: non un episodio isolato, ma il tentativo di colpire al cuore la strategia iraniana della “mezzaluna sciita”, che per anni ha armato e finanziato attori come Hamas, Hezbollah e gli Houthi. L’obiettivo, più che militare, sarebbe politico: aprire la strada a un possibile cambio di regime. Le conseguenze, secondo Vernetti, andrebbero oltre Teheran, rafforzando l’asse tra Israele e monarchie del Golfo, indebolendo Russia e Cina e incidendo sugli equilibri globali, dall’Ucraina a Taiwan. Non manca una critica alle ambiguità di una parte della sinistra occidentale verso il regime iraniano.]]>
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                    <![CDATA[Inoltre]]>
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                    <![CDATA[Ep. 0 - Difesa comune europea nel contesto geopolitico attuale e futuro]]>
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                <pubDate>Wed, 18 Feb 2026 09:40:00 +0000</pubDate>
                <dc:creator>Inoltre</dc:creator>
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                                            <![CDATA[<p>Alessandra Libutti dialoga con Mario Greco, Generale di Brigata (in riserva), esperto di geopolitica, difesa e sicurezza, specializzato in analisi strategica, foresight e valutazione comparativa, per analizzare il declino della “Pax americana” e le sue conseguenze sulla sicurezza europea.</p>
<p>Dalla tenuta e trasformazione della NATO al tema delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, fino alla proposta di Mario Draghi di un’Europa federale e al concetto di “europeizzazione” dell’Alleanza Atlantica, un confronto chiaro e strategico sulle sfide che attendono l’Europa nel nuovo scenario multipolare.</p>]]>
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                    <![CDATA[Alessandra Libutti dialoga con Mario Greco, Generale di Brigata (in riserva), esperto di geopolitica, difesa e sicurezza, specializzato in analisi strategica, foresight e valutazione comparativa, per analizzare il declino della “Pax americana” e le sue conseguenze sulla sicurezza europea.
Dalla tenuta e trasformazione della NATO al tema delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, fino alla proposta di Mario Draghi di un’Europa federale e al concetto di “europeizzazione” dell’Alleanza Atlantica, un confronto chiaro e strategico sulle sfide che attendono l’Europa nel nuovo scenario multipolare.]]>
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<p>Dalla tenuta e trasformazione della NATO al tema delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, fino alla proposta di Mario Draghi di un’Europa federale e al concetto di “europeizzazione” dell’Alleanza Atlantica, un confronto chiaro e strategico sulle sfide che attendono l’Europa nel nuovo scenario multipolare.</p>]]>
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Dalla tenuta e trasformazione della NATO al tema delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, fino alla proposta di Mario Draghi di un’Europa federale e al concetto di “europeizzazione” dell’Alleanza Atlantica, un confronto chiaro e strategico sulle sfide che attendono l’Europa nel nuovo scenario multipolare.]]>
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